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CYBER-ATTACCHI SU DEL 250%

Oltre il 60% degli eventi ha provocato il furto di dati

Rispetto ai primi tre mesi del 2020, nel secondo trimestre dell’anno, in piena emergenza Covid- 19, si è registrato un incremento degli attacchi informatici di oltre il 250%. Da gennaio a marzo erano stati 47, da aprile a giugno sono stati 171, ben 86 solo a giugno, il mese in cui è stato rilevato il numero maggiore di attacchi, incidenti e violazioni della privacy a danno di aziende, privati e pubblica amministrazione. È quanto emerge dai dati contenuti nella seconda edizione del report elaborato dall’Osservatorio sulla cybersecurity di Exprivia.

Crimini informatici e pandemia.

Gli esperti di Exprivia, analizzando 40 fonti di informazione pubbliche, ritengono che l’emergenza abbia influito, in maniera decisiva, sulla sicurezza informatica a causa dell’incremento dello smart working, alla maggiore connessione ai social network e alla riapertura delle industrie subito dopo il lockdown.

Dalla lettura del report si evince, infatti, che la maggior parte degli attacchi sono da collegare all’emergenza Coronavirus, oltre il 60% degli eventi ha provocato il furto dei dati con una crescita a tripla cifra rispetto al primo trimestre (+ 361%), superando in maniera significativa sia le violazioni della privacy (11% dei casi) che le perdite di denaro (7%).

Inoltre, gli analisti evidenziano anche l’elevato rischio che riguarda i sistemi di videosorveglianza presi di mira dagli hacker. Termini come «Corona Antivirus» e simili sono stati utilizzati dai cyber criminali per introdurre software malevoli nei computer delle vittime, compromettendone il funzionamento.

«Il cybercrime ha trovato terreno fertile soprattutto a causa di una diffusa mancanza di cultura digitale, anche nei singoli cittadini, e dell’inadeguatezza con cui aziende ed enti pubblici proteggono dati sensibili e sistemi informatici», osserva Domenico Raguseo, direttore Cybersecurity Exprivia, «prevediamo che nei prossimi mesi corrano un rischio elevato di attacchi anche i sistemi di videosorveglianza e i dispositivi IoT collegati a Internet che non vengono protetti adeguatamente, facilitando accessi illegittimi».

Crescono gli attacchi «hacktivistici».

I dati contenuti nel report sottolineano anche la crescita di un altro fenomeno nel corso del secondo trimestre (oltre il 700%), quello degli attacchi di matrice «hacktivistica», ossia le pratiche di azione digitale in stile hacker spesso collegate a campagne internazionali su temi di grande attualità come «black-lives-matter» e «revenge-porn».

Inoltre, si sono quadruplicate le truffe tramite tecniche di phishing e social engineering (+307% rispetto al primo trimestre, oltre il 37% dei casi), che ingannano l’utente facendo leva su messaggi «esca» via e-mail o su tecniche subdole tramite social network per carpire dati finanziari, ossia il numero di conto corrente o della carta di credito, oppure rubare i codici di accesso ai servizi a cui la persona è abbonata. Anche nel secondo trimestre resta ancora sconosciuta la modalità di attacco informatico in oltre il 30% dei casi (53 attacchi in più nel secondo trimestre), evidenziando la necessità di elaborare adeguati sistemi di protezione. Il 17% degli attacchi, invece, è avvenuto tramite malware, ossia software o programmi informatici malevoli, che hanno sfruttato il Coronavirus per attirare l’attenzione degli utenti.

I settori più colpiti.

Nel secondo trimestre dell’anno il 26% delle campagne criminali sono state indirizzate verso settori non classificabili mentre il 18% ha riguardato settori multipli; a seguire, tra gli ambiti individuati che hanno ricevuto più attacchi, quello della Pubblica amministrazione e del Cloud (circa il 10% ciascuno sul totale), le cui piattaforme, anche dopo il lockdown, continuano a risentire dello stress per il lavoro da remoto.

I settori Finance ed Education rimangono ancora nella lista degli ambiti più vulnerabili, in particolare a giugno università e scuole impegnate con gli esami da remoto.

Il decalogo per combattere i cybercriminali.

Gli attacchi informatici, sempre più sofisticati, sono in continua evoluzione. Per combatterli, oltre alle soluzioni tecnologiche più avanzate, risulta fondamentale seguire alcuni semplici accorgimenti per proteggere i propri dati in modo efficace.

Gli esperti di Cisco hanno, quindi, stilato una sorta di decalogo che riporta alcuni consigli su buone prassi da tenere a mente e mettere in pratica con attenzione.

È quindi importante, innanzitutto, utilizzare dispositivi sempre aggiornati, infatti ad ogni aggiornamento dei sistemi la software house risolve i bug presenti nella versione precedente e, aggiornando il sistema operativo, il dispositivo che si utilizza è protetto dai più recenti virus informatici e malware.

Il decalogo di Cisco punta l’attenzione anche sulle connessioni VPN: è buona norma collegarsi sempre ad una «virtual private network» se si debba scrivere o rispondere ad una e-mail dal proprio dispositivo utilizzando una rete esterna a quella aziendale.

Gli esperti ricordano anche che il backup costituisce parte integrante della sicurezza, quindi bisogna assicurarsi che i dati che serviranno per lavorare da remoto siano archiviati sulla rete aziendale.

I liberi professionisti dovrebbero, invece, effettuare un backup completo sia su un hard disk esterno sia su uno dei più comuni sistemi di backup su cloud.

Attenzione anche alle reti Wi-Fi pubbliche, certamente comode ma anche pericolose in quanto il rischio è che alla rete si connetta un hacker o un dispositivo già infetto in grado di raggiungere il proprio computer.

Particolare attenzione va naturalmente prestata alle comunicazioni ricevute, le campagne di attacco sono in continua evoluzione e il social engineering è uno strumento spesso utilizzato per indurre le potenziali vittime a cliccare su un nuovo link o ad aprire un allegato apparentemente innocuo. E ancora, gli esperti di Cisco ricordano che le policy delle aziende precisano che tutte le comunicazioni di lavoro devono avvenire tramite gli account aziendali e sono davvero tanti i casi in cui le persone hanno causato danni all’azienda per cui lavorano soltanto perché hanno usato l’account email privato per comunicare.

Tradizionale raccomandazione riguarda i dati sensibili, bisogna fare molta attenzione ai messaggi che chiedono informazioni quali dati bancari e password di accesso, è necessario controllare sempre il mittente e il dominio dell’email che è stata ricevuta.

Inoltre, è meglio utilizzare, ove possibile, un’autenticazione a più fattori, in grado di bloccare l’accesso in caso una password venga compromessa da un attacco di phishing o quando un malintenzionato tenta di accedere a un sistema non consentito.

Nel mirino anche i router domestici

A settembre del 2019 gli attacchi per compromettere i log in dei router sono stati 23 milioni, a dicembre sono diventati 249 milioni, a marzo di quest’anno si sono attestati sui 194 milioni.
I cyber criminali stanno compromettendo il funzionamento anche dei router domestici per compiere altri attacchi. Il dato emerge dall’ultimo report Trend Micro dal titolo «Worm War: The Botnet Battle for IoT Territory».

In base alle evidenze che scaturiscono dalla lettura del report vi è anche un altro indicatore che riguarda i dispositivi che tentano di aprire sessioni con altri dispositivi collegati tramite Internet of Things.

Il protocollo di rete è utilizzato, infatti, per fornire all’utente sessioni di login remote ma non è protetto da crittografia, è quindi preferito dagli aggressori come mezzo per sondare le credenziali dell’utente. Si consideri che, secondo i dati aggiornati a metà marzo 2020, 16.000 device hanno tentato di aprire sessioni con altri dispositivi IoT in una sola settimana. Il trend è preoccupante in quanto i criminali informatici sono in competizione per compromettere il maggior numero possibile di router, in modo da poterli utilizzare per compiere attacchi o per coprire frodi e furti di dati. In particolare, i cybercriminali disinstallano ogni malware che trovano sul router per avere il completo controllo sul dispositivo, la conseguenza maggiore per l’utente, oltre a un calo di prestazioni, è che se il router continua a essere utilizzato per attacchi l’indirizzo IP può essere «bannato» da internet per sospetta attività criminale.

Emergenza Covid-19, l’Ivass pubblica le raccomandazioni operative per tutti gli intermediari assicurativi

MILANO – Attraverso il pubblico avviso del 3 aprile scorso l’Ivass ha fornito alcune raccomandazioni agli operatori del settore, imprese ed intermediari, nonché rassicurato circa le modalità con le quali saranno valutate le responsabilità connesse al periodo emergenziale.
Nell’avviso si legge ad esempio: “Nella prospettiva della continuità operativa, sarebbe fra l’altro auspicabile un ampio utilizzo della posta elettronica e dei mezzi telematici di comunicazione per l’invio delle comunicazioni dovute alla clientela, riservando il ricorso al servizio postale – la cui operatività è stata significativamente ridotta come conseguenza dell’emergenza sanitaria – ai casi in cui ciò sia strettamente indispensabile”. Si legge anche: “L’Istituto, consapevole delle difficoltà che l’attuale situazione di emergenza può comportare nello svolgimento delle ordinarie attività degli operatori, non mancherà di tenere conto, nell’esercizio della funzione di vigilanza sulla condotta delle imprese e degli intermediari, delle situazioni di oggettivo impedimento legate alle restrizioni in atto e tali da assumere rilievo (in analogia con quanto stabilito dal citato art. 91 del D.L. “Cura Italia”) come possibili cause di esonero o di attenuazione della responsabilità per eventuali violazioni riscontrate.” Un passaggio significativo, questo, che permette di continuare ad operare con una certa serenità sotto l’aspetto degli adempimenti formali durante il periodo emergenziale.
“In ogni caso – continua l’avviso dell’Ivass – in linea con le indicazioni recentemente fornite dall’EIOPA, si raccomanda ai soggetti vigilati di adoperarsi affinché l’attività assicurativa continui a svolgersi correttamente e nell’interesse dei consumatori, pur nell’eccezionalità della situazione”.
Al riguardo sarà bene ricordare che le agenzie assicurative rimangono aperte e dunque gli Agenti possono proseguire l’attività su specifico esonero dal lockdown (obbligo di chiusura di tutte le attività), previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Chi dovesse o intendesse comunque chiudere la propria Agenzia, può farlo nel rispetto dei consueti e noti accorgimenti al fine di non interrompere il servizio di pubblica utilità (cartello esposto con indicazione dell’agenzia aperta più vicina, in grado di assicurare il servizio, oppure cartello con indicazioni operative che permettano di garantire il servizio direttamente alla compagnia).
Le indicazioni per garantire l’apertura delle agenzie nel rispetto degli standard di sicurezza sono state oggetto di apposite circolari Sna. Inoltre, “non sfuggirà quanto sia essenziale, per gli agenti, avvalersi della possibilità di proseguire l’attività al servizio dei clienti, al fine di preservare la centralità delle agenzie e di non perdere il contatto diretto con la clientela (personale o telematico), unica vera forza della nostra categoria”, ha commentato il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi.

L’ANTITRUST AVVIA UN’ISTRUTTORIA SU UNIPOLSAI PER POSSIBILI PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE

“Accertare la possibile esistenza di pratiche commerciali scorrette” è l’obiettivo dell’istruttoria avviata dal Garante della concorrenza e dei mercati sulla spinosa vicenda della recente campagna pubblicitaria di Unipolsai.
Lo spiega il Senatore De Bertoldi (FdI), che, raccogliendo l’istanza di SNA, aveva portato in Parlamento la questione. “Rispondendo a una mia interrogazione il ministro Patuanelli, ha evidenziato due potenziali pratiche scorrette da parte di UnipolSai: una sulla restituzione di un mese di polizza Rc Auto, che in realtà sarebbe soltanto uno sconto da applicare in caso di rinnovo, e un’altra riguardo il trattamento dei dati personali del cliente che sarebbero
suscettibili di violare il Codice del Consumo. Toccherà adesso all’Antitrust – conclude De Bertoldi – valutare se sussistano violazioni e nel caso irrogare sanzioni”.
Il Presidente Sna Demozzi ha osservato che “le Compagnie dovrebbero concordare preventivamente con gli Agenti ogni iniziativa massiva indirizzata alla clientela, anche per evitare situazioni come questa. Tra l’altro, troppo spesso iniziative attuate senza la necessaria preparazione e senza il coinvolgimento degli Agenti, si ripercuotono negativamente proprio sugli Agenti, che rischiano di pagarne ingiustamente le conseguenze. Con danno tra l’altro per i Consumatori, spesso ignari delle modalità con le quali saranno poi trattati i loro dati personali, dopo essere stati inseriti nei portali delle Imprese o delle grandi aziende del web”.

Rivoluzione per le concessionarie: la targa prova non va sulle auto immatricolate (ansa)

Una sentenza della Cassazione ribalta di fatto il lavoro di officine e dealer

31 agosto 2020
La targa prova non si può usare sulle auto immatricolate: la recente della Corte di Cassazione (III Sezione Civile, nr. 17665 del 25/8/2020) è una specie di bomba per il settore auto perché di fatto officine e concessionarie da anni lavorano usando (per test o dimostrazioni varie) vetture in riparazione o in conto vendita con la targa prova.
E invece no: se l’auto è immatricolata non è legittimo l’utilizzo della targa prova sui veicoli immatricolati e di conseguenza la copertura assicurativa della polizza RCauto dovrà essere perciò quella del veicolo a motore già immatricolato mentre quella della targa prova non coprirà alcun danno.
“Va detto – spiegano all’Asaps, associazione amici polizia stradale – non è la prima sentenza che decide in tal senso ma, come gli addetti ai lavori ricorderanno, proprio il Ministero dell’Interno con la circolare nr. 300/A/4341/18/105/20/3 del 30 maggio 2018 aveva dato un parere in cui dichiarava come la prassi di utilizzare la targa prova su veicoli immatricolati (carrozzieri e concessionari di veicoli in particolare) non corrispondesse alle finalità del dettato normativo dell’art. 98 del Codice della Strada (come modificato e integrato dal DPR 474/2001). Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il parere nr. 4699/M363 del. 4.4.2004 si era invece dimostrato possibilista sull’utilizzabilita’ della targa prova anche sui veicoli immatricolati. I due Ministeri dopo un lavoro di analisi ad un tavolo congiunto avevano chiesto un parere al Consiglio di Stato per valutare la legittimità della prassi sopra descritta e il Ministero dell’Interno aveva disposto la sospensione di ogni attività sanzionatoria che avrebbe comportato un danno a varie categorie economiche”.
Ora però cambia tutto perchè secondo la sentenza della Cassazione appena pubblicata “la targa prova costituisce una deroga e, sostanzialmente “sana”, la mancanza di carta di circolazione e, quindi, di immatricolazione, ma non “sana”, né la mancanza di revisione (decisione della Cassazione Civile Sezione II nr. 16310/2016) né l’uso per competizioni sportive al di fuori dell’ambito in cui tale circolazione è consentita (decisione Civile Sez. 2, n. 10868 del 07/05/2018). In entrambi i casi, il presupposto è che non ci sia la carta di circolazione. La targa prova rappresenta, in definitiva, una deroga alla previa immatricolazione e alla documentazione propedeutica alla “messa in circolazione”, ma se l’auto è già in regola con i due presupposti (Carta di circolazione e immatricolazione), la deroga non è funzionale allo scopo. La Cassazione conclude specificando che “se la targa di prova presuppone l’autorizzazione ministeriale, e se quest’ultima può essere concessa solo per i veicoli privi di carta di circolazione, ne consegue che l’apposizione della targa di prova sui veicoli già targati è una prassi che non trova riscontro nella disciplina di settore. Di talché dei danni derivanti dalla circolazione del veicolo già targato, che circoli con targa prova, deve rispondere -ove ne ricorrono i presupposti – solo l’assicuratore del veicolo e non l’assicuratore della targa di prova.
Insomma, l’ennesimo problema per un settore, come quello dell’auto, già afflitto da mille difficoltà.

Il ruolo della compagnia del vettore in caso di danno al trasportato, il punto sull’importante sentenza della Corte di Cassazione

MILANO – Il caso affrontato dalla Suprema Corte trae origine da un sinistro occorso tra due auto; nella prima viaggiavano quattro persone delle quali due, conducente e un trasportato, decedettero mentre i rimanenti due trasportati riportarono, in seguito all’incidente, delle lesioni. L’altro veicolo coinvolto invece, aveva a bordo il solo conducente, il quale risultò incolume dal sinistro. In ragione del fatto occorso, la compagnia del conducente rimasto incolume convenne in giudizio i danneggiati ex art. 140 Cod. Ass. mettendo a disposizione il massimale assicurativo, mentre i trasportati sopravvissuti così come gli eredi del deceduto citarono in giudizio la Compagnia del vettore, ai sensi dell’art. 141 Cod. Ass.
In primo grado la compagnia del conducente incolume venne condannata al risarcimento dei danneggiati in misura pari all’80% mentre, diversamente, la compagnia del vettore defunto venne condannata per il rimanente 20%.
In secondo grado la pronuncia venne modificata e, accertata l’integrale responsabilità nella causazione del sinistro in capo al conducente sopravvissuto, la Corte d’Appello condannò la compagnia del conducente incolume a risarcire tutti i danneggiati e, specularmente, la compagnia del vettore defunto venne condannata a risarcire i trasportati sopravvissuti e i congiunti del trasportato defunto.
Fronte alla complessa vicenda processuale sopra riassunta per sommi capi, la tematica che è stata devoluta alla Suprema Corte verte sull’interpretazione dell’art. 141 Cod.Ass., di concerto con il disposto di cui all’art. 140 Cod.Ass., al fine di comprendere se la compagnia del vettore sia tenuta a risarcire i trasportati anche qualora sia stato processualmente acclarato che il conducente-vettore non abbia avuto alcuna responsabilità nella causazione del sinistro.
Su questo piano si confrontano due paradigmi interpretativi dell’art. 141 cit.; secondo un primo orientamento la compagnia del vettore è sempre responsabile del risarcimento del trasportato salvo il caso fortuito inteso, quest’ultimo, come comprensivo di soli eventi naturali imprevedibili e non anche di condotte umane. Sulla base di questo orientamento si configura, in sostanza, una presunzione di responsabilità in capo alla compagnia del vettore, comunemente definita “no fault”; i sostenitori di tale impostazione, fanno espressamente leva sul passaggio dell’art. 141 Cod. Ass. in cui si prevede che l’indennizzo parrebbe operare “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”.
Secondo un contrapposto orientamento, invece, la categoria giuridica del caso fortuito sarebbe comprensiva anche delle condotte umane, con il che il vettore dovrebbe sempre avere una quota di responsabilità nel contesto del sinistro, perché la sua compagnia risulti obbligata a risarcire il trasportato. Specularmente a quanto osservato in merito al primo orientamento, in questo distinto contesto i sostenitori dell’esposta teoria fanno specifico riferimento al passaggio dell’art. 141 cod.ass. in cui si legge “salvo l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito”.
Si comprende dunque che le opposte paradigmatiche si contrappongono anche sul piano letterale della norma più volte citata, facendo specularmente leva su diversi passaggi e legittimando quindi l’insorgere di una questione circa la presunta contraddizione del dettato legislativo di cui all’art. 141 Cod. Ass..
I Giudici della Suprema Corte si sono pertanto trovati nella condizione di dover sciogliere l’alternativa costituita dai predetti orientamenti, dovendo quindi affrontare un duplice tema. L’avallo di uno piuttosto che dell’altro orientamento di cui sopra si è fatta menzione, passava, infatti, non solo per l’accezione con cui si intendeva accogliere il concetto di caso fortuito, ma anche l’inciso, riportato dalla norma dell’art. 141 Cod. Ass., secondo cui parrebbe che al di fuori del caso fortuito l’obbligo risarcitorio della Compagnia del vettore sussista “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”. Sul tema del caso fortuito la Corte di Cassazione ha aderito all’orientamento prevalente, secondo il quale il concetto in esame non esclude le condotte umane, comprendendo pertanto anche il comportamento del conducente di altro veicolo ed escludendo già di principio, per l’effetto, ogni tesi orientata all’oggettivizzazione della responsabilità della compagnia del vettore, ciò per creare un equo contemperamento degli interessi tra il trasportato e l’assicuratore del vettore.
Sottolinea la Corte di Cassazione che, laddove il “legislatore avesse inteso oggettivizzare la responsabilità dell’assicuratore del vettore, sarebbe stato logico – e più che mai per l’incipit sul caso fortuito – che l’inciso fosse stato: “a prescindere dall’accertamento della responsabilità del conducente””, invece è stata scelta una diversa formula.
L’inciso secondo cui, invece, l’obbligo risarcitorio della Compagnia del vettore sussiste “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti” è stato inteso dalla Suprema Corte come prettamente valevole sotto il profilo processuale; in altri termini, nel momento in cui il caso fortuito è da ritenersi escluso nel caso concreto, “non emergendo che il legislatore abbia derogato all’ordinario paradigma dell’onere probatorio del caso fortuito, l’attore/trasportato non ha alcun onere di prova al riguardo, perché sarebbe altrimenti gravato di una prova negativa – cioè di provare che non esiste il caso fortuito per dimostrare che esiste la responsabilità del convenuto”.
Ne deriva quindi la massima secondo cui “l’art. 141 Cod. Ass., in conseguenza del riferimento al caso fortuito – nella giuridica accezione inclusiva di condotte umane – come limite all’obbligo risarcitorio dell’assicuratore del vettore verso il trasportato danneggiato nel sinistro, richiede che il vettore sia almeno corresponsabile del sinistro quale presupposto della condanna risarcitoria del suo assicuratore; una volta accertato l’an della responsabilità del vettore, non occorre accertare quale sia la misura di responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti, dovendo comunque l’assicuratore del vettore risarcire in toto il trasportato, salva eventuale rivalsa verso l’assicuratore di altro corresponsabile o di altri corresponsabili della causazione del sinistro”.
La massima in commento sintetizza quindi la ricostruzione interpretativa che la Suprema Corte ha reso in merito all’art. 141 Cod. Ass., precisando altresì che l’istituto della rivalsa sarà direttamente funzionale, in caso di responsabilità del vettore, a recuperare da parte dell’assicurazione di quest’ultimo, la quota di indennizzo versata e facente più diretto riferimento alla responsabilità del danneggiante corresponsabile.
Avv. Giovanni Nosengo

OGGETTO: Legge di bilancio per il 2020 ( l. 27/12/2019 n. 160) – Novità relative alla detraibilità del premio di assicurazione

La legge di bilancio per il 2020 ( l. 27/12/2019 n. 160), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30 dicembre 2019 non consente più la detraibilità del 19% del premio di assicurazione, se rilevante ai fini della detrazione dalla imposta sul reddito delle persone fisiche, qualora il pagamento sia effettuato in contanti.

Ai fini della detraibilità del premio (art. 1 commi 679 – 680) è quindi necessario che il contraente:

  • effettui il pagamento tramite bonifico bancario o postale od altro sistema di pagamento tracciabile tra cui carte di debito, carte di credito,  carte di credito prepagate, assegni bancari, assegni circolari;
  • conservi la prova del pagamento unitamente alla copia della polizza e della quietanza.

Si ricorda inoltre che con la stessa legge di bilancio (art. 1 comma 629) è stato introdotto un ulteriore vincolo al calcolo dell’importo detraibile, come segue:

  • per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 120.000 Euro la detrazione del 19% spetta in misura proporzionale – commisurata al rapporto tra 240.000 Euro, diminuito del reddito complessivo e 120.000 Euro.
  • per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 240.000 Euro la detrazione del 19% è preclusa.

Precisazioni circa l’esposizione del contrassegno R.C.Auto

Siccome nonostante siano ormai passati vari anni dall’entrata in vigore del D.L. che eliminava l’obbligo di esporre sul veicolo il contrassegno di assicurazione che veniva consegnato all’assicurato unitamente al certificato di assicurazione, continuiamo a rilevare dubbi ed incertezze sulla materia, riteniamo di fare cosa gradita ai nostri clienti rendendo disponibile la circolare del Ministero dell’Interno che già a suo tempo faceva definitivamente chiarezza sull’argomento.

 

Le biciclette potranno circolare sulle corsie riservate ai bus, avranno linee di arresto agli incroci e saranno previsti portabiciclette sugli autobus

Le biciclette potranno circolare sulle strade adibite a servizi pubblici di trasporto, saranno previste strutture portabiciclette sugli autobus e verrà introdotta la linea di arresto prima degli incroci e dei semafori. "La linea di arresto avanzata, denominata ‘casa avanzata’, puo’ essere – si legge nel testo base – realizzata lungo le strade con velocità consentita inferiore o eguale a 50 km/h, anche se fornite di più corsie per senso di marcia, ed è posta a una distanza pari almeno a 3 metri rispetto alla linea di arresto stabilita per il flusso veicolare".

Ed ancora: "si prevede che, al di fuori dei centri abitati, le ordinanze dell’ente proprietario della strada possano riservare a determinate categorie di veicoli, anche con guida di rotaie, o a veicoli destinati a determinati usi, non solo corsie, anche protette (come attualmente previsto), ma anche strade".

Aumento delle sanzioni per la sosta sugli spazi riservati ai disabili

L’inasprimento delle sanzioni riguarderà anche chi sosta sugli spazi riservati ai disabili o parcheggia sui marciapiedi.
E’ infatti previsto sia una aumento delle sanzioni amministrative che sostanzialmente raddoppieranno, passando infatti da un minimo di 161 € (a fronte degli 85 attuali) ad un massimo di 647 € (anziché i 334 di oggi) per le autovetture e dagli attuali 40-164 € a 80-328 € per i ciclomotori.
Per chi sosta sugli spazi destinati ai disabili è inoltre previsto un aumento della decurtazione dei punti (da due a quattro).
E’ infine prevista anche una decurtazione di 2 punti per la sosta su spazi riservati alla ricarica dei veicoli elettrici.

Stangata per l’utilizzo di cellulari e smartphone mentre si è alla guida

Come annunciato in uno dei post precedenti, a partire da questo andremo più nello specifico delle principali modifiche che si prevedono al Codice della strada.

La novità principale tra quelle in discussione è senz’altro quella che riguarda il divieto per chi guida di usare "smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento della mani dal volante".
La svolta riguarda così soprattutto l’inasprimento delle sanzioni.
Per la prima violazione la sanzione amministrativa pecuniaria attualmente prevista (da 161 a 647 €) viene infatti innalzata ad una somma compresa tra i 422 ed i 1697 € e viene introdotta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da 7 giorni a due mesi.

Nel caso in cui il trasgressore "compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio, viene introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 422 a euro 1697, che si aggiunge alla già prevista sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi". Viene raddoppiata pure la decurtazione dei punti patente (da 5 a 10 punti).

DRAGONI ASSICURAZIONI di Dragoni Elena & C. s.a.s.
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Via Garibaldi 85 – 27049 Stradella (PV)
Tel: 0385 783270 – Fax: 0385 783266 
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Iscrizione al RUI n. A000579191
Intermediario soggetto alla vigilanza dell’IVASS

CYBER-ATTACCHI SU DEL 250%

Oltre il 60% degli eventi ha provocato il furto di dati

Rispetto ai primi tre mesi del 2020, nel secondo trimestre dell’anno, in piena emergenza Covid- 19, si è registrato un incremento degli attacchi informatici di oltre il 250%. Da gennaio a marzo erano stati 47, da aprile a giugno sono stati 171, ben 86 solo a giugno, il mese in cui è stato rilevato il numero maggiore di attacchi, incidenti e violazioni della privacy a danno di aziende, privati e pubblica amministrazione. È quanto emerge dai dati contenuti nella seconda edizione del report elaborato dall’Osservatorio sulla cybersecurity di Exprivia.

Crimini informatici e pandemia.

Gli esperti di Exprivia, analizzando 40 fonti di informazione pubbliche, ritengono che l’emergenza abbia influito, in maniera decisiva, sulla sicurezza informatica a causa dell’incremento dello smart working, alla maggiore connessione ai social network e alla riapertura delle industrie subito dopo il lockdown.

Dalla lettura del report si evince, infatti, che la maggior parte degli attacchi sono da collegare all’emergenza Coronavirus, oltre il 60% degli eventi ha provocato il furto dei dati con una crescita a tripla cifra rispetto al primo trimestre (+ 361%), superando in maniera significativa sia le violazioni della privacy (11% dei casi) che le perdite di denaro (7%).

Inoltre, gli analisti evidenziano anche l’elevato rischio che riguarda i sistemi di videosorveglianza presi di mira dagli hacker. Termini come «Corona Antivirus» e simili sono stati utilizzati dai cyber criminali per introdurre software malevoli nei computer delle vittime, compromettendone il funzionamento.

«Il cybercrime ha trovato terreno fertile soprattutto a causa di una diffusa mancanza di cultura digitale, anche nei singoli cittadini, e dell’inadeguatezza con cui aziende ed enti pubblici proteggono dati sensibili e sistemi informatici», osserva Domenico Raguseo, direttore Cybersecurity Exprivia, «prevediamo che nei prossimi mesi corrano un rischio elevato di attacchi anche i sistemi di videosorveglianza e i dispositivi IoT collegati a Internet che non vengono protetti adeguatamente, facilitando accessi illegittimi».

Crescono gli attacchi «hacktivistici».

I dati contenuti nel report sottolineano anche la crescita di un altro fenomeno nel corso del secondo trimestre (oltre il 700%), quello degli attacchi di matrice «hacktivistica», ossia le pratiche di azione digitale in stile hacker spesso collegate a campagne internazionali su temi di grande attualità come «black-lives-matter» e «revenge-porn».

Inoltre, si sono quadruplicate le truffe tramite tecniche di phishing e social engineering (+307% rispetto al primo trimestre, oltre il 37% dei casi), che ingannano l’utente facendo leva su messaggi «esca» via e-mail o su tecniche subdole tramite social network per carpire dati finanziari, ossia il numero di conto corrente o della carta di credito, oppure rubare i codici di accesso ai servizi a cui la persona è abbonata. Anche nel secondo trimestre resta ancora sconosciuta la modalità di attacco informatico in oltre il 30% dei casi (53 attacchi in più nel secondo trimestre), evidenziando la necessità di elaborare adeguati sistemi di protezione. Il 17% degli attacchi, invece, è avvenuto tramite malware, ossia software o programmi informatici malevoli, che hanno sfruttato il Coronavirus per attirare l’attenzione degli utenti.

I settori più colpiti.

Nel secondo trimestre dell’anno il 26% delle campagne criminali sono state indirizzate verso settori non classificabili mentre il 18% ha riguardato settori multipli; a seguire, tra gli ambiti individuati che hanno ricevuto più attacchi, quello della Pubblica amministrazione e del Cloud (circa il 10% ciascuno sul totale), le cui piattaforme, anche dopo il lockdown, continuano a risentire dello stress per il lavoro da remoto.

I settori Finance ed Education rimangono ancora nella lista degli ambiti più vulnerabili, in particolare a giugno università e scuole impegnate con gli esami da remoto.

Il decalogo per combattere i cybercriminali.

Gli attacchi informatici, sempre più sofisticati, sono in continua evoluzione. Per combatterli, oltre alle soluzioni tecnologiche più avanzate, risulta fondamentale seguire alcuni semplici accorgimenti per proteggere i propri dati in modo efficace.

Gli esperti di Cisco hanno, quindi, stilato una sorta di decalogo che riporta alcuni consigli su buone prassi da tenere a mente e mettere in pratica con attenzione.

È quindi importante, innanzitutto, utilizzare dispositivi sempre aggiornati, infatti ad ogni aggiornamento dei sistemi la software house risolve i bug presenti nella versione precedente e, aggiornando il sistema operativo, il dispositivo che si utilizza è protetto dai più recenti virus informatici e malware.

Il decalogo di Cisco punta l’attenzione anche sulle connessioni VPN: è buona norma collegarsi sempre ad una «virtual private network» se si debba scrivere o rispondere ad una e-mail dal proprio dispositivo utilizzando una rete esterna a quella aziendale.

Gli esperti ricordano anche che il backup costituisce parte integrante della sicurezza, quindi bisogna assicurarsi che i dati che serviranno per lavorare da remoto siano archiviati sulla rete aziendale.

I liberi professionisti dovrebbero, invece, effettuare un backup completo sia su un hard disk esterno sia su uno dei più comuni sistemi di backup su cloud.

Attenzione anche alle reti Wi-Fi pubbliche, certamente comode ma anche pericolose in quanto il rischio è che alla rete si connetta un hacker o un dispositivo già infetto in grado di raggiungere il proprio computer.

Particolare attenzione va naturalmente prestata alle comunicazioni ricevute, le campagne di attacco sono in continua evoluzione e il social engineering è uno strumento spesso utilizzato per indurre le potenziali vittime a cliccare su un nuovo link o ad aprire un allegato apparentemente innocuo. E ancora, gli esperti di Cisco ricordano che le policy delle aziende precisano che tutte le comunicazioni di lavoro devono avvenire tramite gli account aziendali e sono davvero tanti i casi in cui le persone hanno causato danni all’azienda per cui lavorano soltanto perché hanno usato l’account email privato per comunicare.

Tradizionale raccomandazione riguarda i dati sensibili, bisogna fare molta attenzione ai messaggi che chiedono informazioni quali dati bancari e password di accesso, è necessario controllare sempre il mittente e il dominio dell’email che è stata ricevuta.

Inoltre, è meglio utilizzare, ove possibile, un’autenticazione a più fattori, in grado di bloccare l’accesso in caso una password venga compromessa da un attacco di phishing o quando un malintenzionato tenta di accedere a un sistema non consentito.

Nel mirino anche i router domestici

A settembre del 2019 gli attacchi per compromettere i log in dei router sono stati 23 milioni, a dicembre sono diventati 249 milioni, a marzo di quest’anno si sono attestati sui 194 milioni.
I cyber criminali stanno compromettendo il funzionamento anche dei router domestici per compiere altri attacchi. Il dato emerge dall’ultimo report Trend Micro dal titolo «Worm War: The Botnet Battle for IoT Territory».

In base alle evidenze che scaturiscono dalla lettura del report vi è anche un altro indicatore che riguarda i dispositivi che tentano di aprire sessioni con altri dispositivi collegati tramite Internet of Things.

Il protocollo di rete è utilizzato, infatti, per fornire all’utente sessioni di login remote ma non è protetto da crittografia, è quindi preferito dagli aggressori come mezzo per sondare le credenziali dell’utente. Si consideri che, secondo i dati aggiornati a metà marzo 2020, 16.000 device hanno tentato di aprire sessioni con altri dispositivi IoT in una sola settimana. Il trend è preoccupante in quanto i criminali informatici sono in competizione per compromettere il maggior numero possibile di router, in modo da poterli utilizzare per compiere attacchi o per coprire frodi e furti di dati. In particolare, i cybercriminali disinstallano ogni malware che trovano sul router per avere il completo controllo sul dispositivo, la conseguenza maggiore per l’utente, oltre a un calo di prestazioni, è che se il router continua a essere utilizzato per attacchi l’indirizzo IP può essere «bannato» da internet per sospetta attività criminale.

Emergenza Covid-19, l’Ivass pubblica le raccomandazioni operative per tutti gli intermediari assicurativi

MILANO – Attraverso il pubblico avviso del 3 aprile scorso l’Ivass ha fornito alcune raccomandazioni agli operatori del settore, imprese ed intermediari, nonché rassicurato circa le modalità con le quali saranno valutate le responsabilità connesse al periodo emergenziale.
Nell’avviso si legge ad esempio: “Nella prospettiva della continuità operativa, sarebbe fra l’altro auspicabile un ampio utilizzo della posta elettronica e dei mezzi telematici di comunicazione per l’invio delle comunicazioni dovute alla clientela, riservando il ricorso al servizio postale – la cui operatività è stata significativamente ridotta come conseguenza dell’emergenza sanitaria – ai casi in cui ciò sia strettamente indispensabile”. Si legge anche: “L’Istituto, consapevole delle difficoltà che l’attuale situazione di emergenza può comportare nello svolgimento delle ordinarie attività degli operatori, non mancherà di tenere conto, nell’esercizio della funzione di vigilanza sulla condotta delle imprese e degli intermediari, delle situazioni di oggettivo impedimento legate alle restrizioni in atto e tali da assumere rilievo (in analogia con quanto stabilito dal citato art. 91 del D.L. “Cura Italia”) come possibili cause di esonero o di attenuazione della responsabilità per eventuali violazioni riscontrate.” Un passaggio significativo, questo, che permette di continuare ad operare con una certa serenità sotto l’aspetto degli adempimenti formali durante il periodo emergenziale.
“In ogni caso – continua l’avviso dell’Ivass – in linea con le indicazioni recentemente fornite dall’EIOPA, si raccomanda ai soggetti vigilati di adoperarsi affinché l’attività assicurativa continui a svolgersi correttamente e nell’interesse dei consumatori, pur nell’eccezionalità della situazione”.
Al riguardo sarà bene ricordare che le agenzie assicurative rimangono aperte e dunque gli Agenti possono proseguire l’attività su specifico esonero dal lockdown (obbligo di chiusura di tutte le attività), previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Chi dovesse o intendesse comunque chiudere la propria Agenzia, può farlo nel rispetto dei consueti e noti accorgimenti al fine di non interrompere il servizio di pubblica utilità (cartello esposto con indicazione dell’agenzia aperta più vicina, in grado di assicurare il servizio, oppure cartello con indicazioni operative che permettano di garantire il servizio direttamente alla compagnia).
Le indicazioni per garantire l’apertura delle agenzie nel rispetto degli standard di sicurezza sono state oggetto di apposite circolari Sna. Inoltre, “non sfuggirà quanto sia essenziale, per gli agenti, avvalersi della possibilità di proseguire l’attività al servizio dei clienti, al fine di preservare la centralità delle agenzie e di non perdere il contatto diretto con la clientela (personale o telematico), unica vera forza della nostra categoria”, ha commentato il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi.

L’ANTITRUST AVVIA UN’ISTRUTTORIA SU UNIPOLSAI PER POSSIBILI PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE

“Accertare la possibile esistenza di pratiche commerciali scorrette” è l’obiettivo dell’istruttoria avviata dal Garante della concorrenza e dei mercati sulla spinosa vicenda della recente campagna pubblicitaria di Unipolsai.
Lo spiega il Senatore De Bertoldi (FdI), che, raccogliendo l’istanza di SNA, aveva portato in Parlamento la questione. “Rispondendo a una mia interrogazione il ministro Patuanelli, ha evidenziato due potenziali pratiche scorrette da parte di UnipolSai: una sulla restituzione di un mese di polizza Rc Auto, che in realtà sarebbe soltanto uno sconto da applicare in caso di rinnovo, e un’altra riguardo il trattamento dei dati personali del cliente che sarebbero
suscettibili di violare il Codice del Consumo. Toccherà adesso all’Antitrust – conclude De Bertoldi – valutare se sussistano violazioni e nel caso irrogare sanzioni”.
Il Presidente Sna Demozzi ha osservato che “le Compagnie dovrebbero concordare preventivamente con gli Agenti ogni iniziativa massiva indirizzata alla clientela, anche per evitare situazioni come questa. Tra l’altro, troppo spesso iniziative attuate senza la necessaria preparazione e senza il coinvolgimento degli Agenti, si ripercuotono negativamente proprio sugli Agenti, che rischiano di pagarne ingiustamente le conseguenze. Con danno tra l’altro per i Consumatori, spesso ignari delle modalità con le quali saranno poi trattati i loro dati personali, dopo essere stati inseriti nei portali delle Imprese o delle grandi aziende del web”.

Rivoluzione per le concessionarie: la targa prova non va sulle auto immatricolate (ansa)

Una sentenza della Cassazione ribalta di fatto il lavoro di officine e dealer

31 agosto 2020
La targa prova non si può usare sulle auto immatricolate: la recente della Corte di Cassazione (III Sezione Civile, nr. 17665 del 25/8/2020) è una specie di bomba per il settore auto perché di fatto officine e concessionarie da anni lavorano usando (per test o dimostrazioni varie) vetture in riparazione o in conto vendita con la targa prova.
E invece no: se l’auto è immatricolata non è legittimo l’utilizzo della targa prova sui veicoli immatricolati e di conseguenza la copertura assicurativa della polizza RCauto dovrà essere perciò quella del veicolo a motore già immatricolato mentre quella della targa prova non coprirà alcun danno.
“Va detto – spiegano all’Asaps, associazione amici polizia stradale – non è la prima sentenza che decide in tal senso ma, come gli addetti ai lavori ricorderanno, proprio il Ministero dell’Interno con la circolare nr. 300/A/4341/18/105/20/3 del 30 maggio 2018 aveva dato un parere in cui dichiarava come la prassi di utilizzare la targa prova su veicoli immatricolati (carrozzieri e concessionari di veicoli in particolare) non corrispondesse alle finalità del dettato normativo dell’art. 98 del Codice della Strada (come modificato e integrato dal DPR 474/2001). Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il parere nr. 4699/M363 del. 4.4.2004 si era invece dimostrato possibilista sull’utilizzabilita’ della targa prova anche sui veicoli immatricolati. I due Ministeri dopo un lavoro di analisi ad un tavolo congiunto avevano chiesto un parere al Consiglio di Stato per valutare la legittimità della prassi sopra descritta e il Ministero dell’Interno aveva disposto la sospensione di ogni attività sanzionatoria che avrebbe comportato un danno a varie categorie economiche”.
Ora però cambia tutto perchè secondo la sentenza della Cassazione appena pubblicata “la targa prova costituisce una deroga e, sostanzialmente “sana”, la mancanza di carta di circolazione e, quindi, di immatricolazione, ma non “sana”, né la mancanza di revisione (decisione della Cassazione Civile Sezione II nr. 16310/2016) né l’uso per competizioni sportive al di fuori dell’ambito in cui tale circolazione è consentita (decisione Civile Sez. 2, n. 10868 del 07/05/2018). In entrambi i casi, il presupposto è che non ci sia la carta di circolazione. La targa prova rappresenta, in definitiva, una deroga alla previa immatricolazione e alla documentazione propedeutica alla “messa in circolazione”, ma se l’auto è già in regola con i due presupposti (Carta di circolazione e immatricolazione), la deroga non è funzionale allo scopo. La Cassazione conclude specificando che “se la targa di prova presuppone l’autorizzazione ministeriale, e se quest’ultima può essere concessa solo per i veicoli privi di carta di circolazione, ne consegue che l’apposizione della targa di prova sui veicoli già targati è una prassi che non trova riscontro nella disciplina di settore. Di talché dei danni derivanti dalla circolazione del veicolo già targato, che circoli con targa prova, deve rispondere -ove ne ricorrono i presupposti – solo l’assicuratore del veicolo e non l’assicuratore della targa di prova.
Insomma, l’ennesimo problema per un settore, come quello dell’auto, già afflitto da mille difficoltà.

Il ruolo della compagnia del vettore in caso di danno al trasportato, il punto sull’importante sentenza della Corte di Cassazione

MILANO – Il caso affrontato dalla Suprema Corte trae origine da un sinistro occorso tra due auto; nella prima viaggiavano quattro persone delle quali due, conducente e un trasportato, decedettero mentre i rimanenti due trasportati riportarono, in seguito all’incidente, delle lesioni. L’altro veicolo coinvolto invece, aveva a bordo il solo conducente, il quale risultò incolume dal sinistro. In ragione del fatto occorso, la compagnia del conducente rimasto incolume convenne in giudizio i danneggiati ex art. 140 Cod. Ass. mettendo a disposizione il massimale assicurativo, mentre i trasportati sopravvissuti così come gli eredi del deceduto citarono in giudizio la Compagnia del vettore, ai sensi dell’art. 141 Cod. Ass.
In primo grado la compagnia del conducente incolume venne condannata al risarcimento dei danneggiati in misura pari all’80% mentre, diversamente, la compagnia del vettore defunto venne condannata per il rimanente 20%.
In secondo grado la pronuncia venne modificata e, accertata l’integrale responsabilità nella causazione del sinistro in capo al conducente sopravvissuto, la Corte d’Appello condannò la compagnia del conducente incolume a risarcire tutti i danneggiati e, specularmente, la compagnia del vettore defunto venne condannata a risarcire i trasportati sopravvissuti e i congiunti del trasportato defunto.
Fronte alla complessa vicenda processuale sopra riassunta per sommi capi, la tematica che è stata devoluta alla Suprema Corte verte sull’interpretazione dell’art. 141 Cod.Ass., di concerto con il disposto di cui all’art. 140 Cod.Ass., al fine di comprendere se la compagnia del vettore sia tenuta a risarcire i trasportati anche qualora sia stato processualmente acclarato che il conducente-vettore non abbia avuto alcuna responsabilità nella causazione del sinistro.
Su questo piano si confrontano due paradigmi interpretativi dell’art. 141 cit.; secondo un primo orientamento la compagnia del vettore è sempre responsabile del risarcimento del trasportato salvo il caso fortuito inteso, quest’ultimo, come comprensivo di soli eventi naturali imprevedibili e non anche di condotte umane. Sulla base di questo orientamento si configura, in sostanza, una presunzione di responsabilità in capo alla compagnia del vettore, comunemente definita “no fault”; i sostenitori di tale impostazione, fanno espressamente leva sul passaggio dell’art. 141 Cod. Ass. in cui si prevede che l’indennizzo parrebbe operare “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”.
Secondo un contrapposto orientamento, invece, la categoria giuridica del caso fortuito sarebbe comprensiva anche delle condotte umane, con il che il vettore dovrebbe sempre avere una quota di responsabilità nel contesto del sinistro, perché la sua compagnia risulti obbligata a risarcire il trasportato. Specularmente a quanto osservato in merito al primo orientamento, in questo distinto contesto i sostenitori dell’esposta teoria fanno specifico riferimento al passaggio dell’art. 141 cod.ass. in cui si legge “salvo l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito”.
Si comprende dunque che le opposte paradigmatiche si contrappongono anche sul piano letterale della norma più volte citata, facendo specularmente leva su diversi passaggi e legittimando quindi l’insorgere di una questione circa la presunta contraddizione del dettato legislativo di cui all’art. 141 Cod. Ass..
I Giudici della Suprema Corte si sono pertanto trovati nella condizione di dover sciogliere l’alternativa costituita dai predetti orientamenti, dovendo quindi affrontare un duplice tema. L’avallo di uno piuttosto che dell’altro orientamento di cui sopra si è fatta menzione, passava, infatti, non solo per l’accezione con cui si intendeva accogliere il concetto di caso fortuito, ma anche l’inciso, riportato dalla norma dell’art. 141 Cod. Ass., secondo cui parrebbe che al di fuori del caso fortuito l’obbligo risarcitorio della Compagnia del vettore sussista “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”. Sul tema del caso fortuito la Corte di Cassazione ha aderito all’orientamento prevalente, secondo il quale il concetto in esame non esclude le condotte umane, comprendendo pertanto anche il comportamento del conducente di altro veicolo ed escludendo già di principio, per l’effetto, ogni tesi orientata all’oggettivizzazione della responsabilità della compagnia del vettore, ciò per creare un equo contemperamento degli interessi tra il trasportato e l’assicuratore del vettore.
Sottolinea la Corte di Cassazione che, laddove il “legislatore avesse inteso oggettivizzare la responsabilità dell’assicuratore del vettore, sarebbe stato logico – e più che mai per l’incipit sul caso fortuito – che l’inciso fosse stato: “a prescindere dall’accertamento della responsabilità del conducente””, invece è stata scelta una diversa formula.
L’inciso secondo cui, invece, l’obbligo risarcitorio della Compagnia del vettore sussiste “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti” è stato inteso dalla Suprema Corte come prettamente valevole sotto il profilo processuale; in altri termini, nel momento in cui il caso fortuito è da ritenersi escluso nel caso concreto, “non emergendo che il legislatore abbia derogato all’ordinario paradigma dell’onere probatorio del caso fortuito, l’attore/trasportato non ha alcun onere di prova al riguardo, perché sarebbe altrimenti gravato di una prova negativa – cioè di provare che non esiste il caso fortuito per dimostrare che esiste la responsabilità del convenuto”.
Ne deriva quindi la massima secondo cui “l’art. 141 Cod. Ass., in conseguenza del riferimento al caso fortuito – nella giuridica accezione inclusiva di condotte umane – come limite all’obbligo risarcitorio dell’assicuratore del vettore verso il trasportato danneggiato nel sinistro, richiede che il vettore sia almeno corresponsabile del sinistro quale presupposto della condanna risarcitoria del suo assicuratore; una volta accertato l’an della responsabilità del vettore, non occorre accertare quale sia la misura di responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti, dovendo comunque l’assicuratore del vettore risarcire in toto il trasportato, salva eventuale rivalsa verso l’assicuratore di altro corresponsabile o di altri corresponsabili della causazione del sinistro”.
La massima in commento sintetizza quindi la ricostruzione interpretativa che la Suprema Corte ha reso in merito all’art. 141 Cod. Ass., precisando altresì che l’istituto della rivalsa sarà direttamente funzionale, in caso di responsabilità del vettore, a recuperare da parte dell’assicurazione di quest’ultimo, la quota di indennizzo versata e facente più diretto riferimento alla responsabilità del danneggiante corresponsabile.
Avv. Giovanni Nosengo

OGGETTO: Legge di bilancio per il 2020 ( l. 27/12/2019 n. 160) – Novità relative alla detraibilità del premio di assicurazione

La legge di bilancio per il 2020 ( l. 27/12/2019 n. 160), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30 dicembre 2019 non consente più la detraibilità del 19% del premio di assicurazione, se rilevante ai fini della detrazione dalla imposta sul reddito delle persone fisiche, qualora il pagamento sia effettuato in contanti.

Ai fini della detraibilità del premio (art. 1 commi 679 – 680) è quindi necessario che il contraente:

  • effettui il pagamento tramite bonifico bancario o postale od altro sistema di pagamento tracciabile tra cui carte di debito, carte di credito,  carte di credito prepagate, assegni bancari, assegni circolari;
  • conservi la prova del pagamento unitamente alla copia della polizza e della quietanza.

Si ricorda inoltre che con la stessa legge di bilancio (art. 1 comma 629) è stato introdotto un ulteriore vincolo al calcolo dell’importo detraibile, come segue:

  • per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 120.000 Euro la detrazione del 19% spetta in misura proporzionale – commisurata al rapporto tra 240.000 Euro, diminuito del reddito complessivo e 120.000 Euro.
  • per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 240.000 Euro la detrazione del 19% è preclusa.

Precisazioni circa l’esposizione del contrassegno R.C.Auto

Siccome nonostante siano ormai passati vari anni dall’entrata in vigore del D.L. che eliminava l’obbligo di esporre sul veicolo il contrassegno di assicurazione che veniva consegnato all’assicurato unitamente al certificato di assicurazione, continuiamo a rilevare dubbi ed incertezze sulla materia, riteniamo di fare cosa gradita ai nostri clienti rendendo disponibile la circolare del Ministero dell’Interno che già a suo tempo faceva definitivamente chiarezza sull’argomento.

 

Le biciclette potranno circolare sulle corsie riservate ai bus, avranno linee di arresto agli incroci e saranno previsti portabiciclette sugli autobus

Le biciclette potranno circolare sulle strade adibite a servizi pubblici di trasporto, saranno previste strutture portabiciclette sugli autobus e verrà introdotta la linea di arresto prima degli incroci e dei semafori. "La linea di arresto avanzata, denominata ‘casa avanzata’, puo’ essere – si legge nel testo base – realizzata lungo le strade con velocità consentita inferiore o eguale a 50 km/h, anche se fornite di più corsie per senso di marcia, ed è posta a una distanza pari almeno a 3 metri rispetto alla linea di arresto stabilita per il flusso veicolare".

Ed ancora: "si prevede che, al di fuori dei centri abitati, le ordinanze dell’ente proprietario della strada possano riservare a determinate categorie di veicoli, anche con guida di rotaie, o a veicoli destinati a determinati usi, non solo corsie, anche protette (come attualmente previsto), ma anche strade".

Aumento delle sanzioni per la sosta sugli spazi riservati ai disabili

L’inasprimento delle sanzioni riguarderà anche chi sosta sugli spazi riservati ai disabili o parcheggia sui marciapiedi.
E’ infatti previsto sia una aumento delle sanzioni amministrative che sostanzialmente raddoppieranno, passando infatti da un minimo di 161 € (a fronte degli 85 attuali) ad un massimo di 647 € (anziché i 334 di oggi) per le autovetture e dagli attuali 40-164 € a 80-328 € per i ciclomotori.
Per chi sosta sugli spazi destinati ai disabili è inoltre previsto un aumento della decurtazione dei punti (da due a quattro).
E’ infine prevista anche una decurtazione di 2 punti per la sosta su spazi riservati alla ricarica dei veicoli elettrici.

Stangata per l’utilizzo di cellulari e smartphone mentre si è alla guida

Come annunciato in uno dei post precedenti, a partire da questo andremo più nello specifico delle principali modifiche che si prevedono al Codice della strada.

La novità principale tra quelle in discussione è senz’altro quella che riguarda il divieto per chi guida di usare "smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento della mani dal volante".
La svolta riguarda così soprattutto l’inasprimento delle sanzioni.
Per la prima violazione la sanzione amministrativa pecuniaria attualmente prevista (da 161 a 647 €) viene infatti innalzata ad una somma compresa tra i 422 ed i 1697 € e viene introdotta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da 7 giorni a due mesi.

Nel caso in cui il trasgressore "compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio, viene introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 422 a euro 1697, che si aggiunge alla già prevista sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi". Viene raddoppiata pure la decurtazione dei punti patente (da 5 a 10 punti).

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Intermediario soggetto alla vigilanza dell’IVASS